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Scomparsa a Brentwood, California, il 5 agosto 1962. Attrice americana. Vero
nome Norma Jean Baker
splosiva,
irresistibile, unica. È il simbolo della sensualità per eccellenza. L'attrice più imitata
nel look e negli atteggiamenti, resta la regina incontrastata delle star
hollywoodiane, a quasi quarant'anni dalla morte. Il suo mito supera i tempi e
le mode. E persino la solitudine, il dolore e la tristezza che accompagna la
sua vita dietro i riflettori.
Non conosce mai il padre. La madre, che soffre di disturbi psichici, lavora
alla RKO. Ma la piccola gira da una famiglia adottiva all'altra. A dieci anni
subisce violenza. E, da sempre sola e mai troppo amata, comincia a lavorare
giovanissima. Nel 1944, capelli scuri e qualche chilo in più, fa la modella. Il
suo charme di lì a poco conquisterà il mondo. Sposa in quegli anni un ricco
uomo d'affari, dal quale si separa solo qualche settimana dopo.
Debutta come attrice alla Fox, poi alla Columbia e poi ancora alla Fox. Ma sono
pellicole scadenti. Con i primi Anni Cinquanta, la sua bellezza ed il talento
escono fuori: eccola in Giungla d'asfalto, diretta da John Huston nel
1950. Le nozze con il celebre giocatore di baseball Joe Di Maggio, la lanciano
anche nel mondo del gossip. Risale a questo periodo la famosa risposta Cosa
indosso per dormire? Una goccia di Chanel n° 5....
La sua sessualità
prorompente, manifestata con candore, fa impazzire gli uomini di tutto il
mondo. Mentre le donne, attrici o no che siano, tentano invano di imitarla.
L'apice del successo risale al 1955. La infastidisce il ruolo di sex symbol
senza cervello e pretende ruoli che la facciano uscire dal suo stereotipo.
Eccola antipatica in Niagara, 1953, o disperata in La tua bocca
brucia.
Ma Marilyn
eccelle nella commedia: come non citare due caposaldi del genere rosa,
brillante, come A qualcuno piace caldo, 1959, e Quando la moglie è in
vacanza, 1955, diretta da Billy Wilder. Come resisterle in Gli uomini
preferiscono le bionde, 1953 o Facciamo l'amore, 1960.
Di contro, mentre la sua popolarità sale, la sua vita privata fa acqua. Amante
dei fratelli Kennedy, molti ancora parlano di mistero presidenziale sulla sua
triste morte. Purtroppo, se il fascino dei segreti di cui è vittima la diva,
accende l'immaginario collettivo, la sua forza d'animo si esaurisce. Dopo
l'ennesimo matrimonio fallito, quello con Arthur Miller, aumentano le sue crisi
depressive. Mentre l'uso costante di barbiturici, acuisce i suoi vuoti di
memoria.
Infelice, insoddisfatta, non le basta l'amore che il pubblico le dimostra.
La
solitudine è troppo grande. E mentre sta girando, nell'agosto del 1962, diretta da
George Cukor Something's got to give, prende una dose eccessiva di
sonniferi.
Forse per errore, forse per calcolo abbandona la vita da sola, come l'ha sempre
vissuta.
Alla sua
morte lascia un patrimonio di 1, 6 milioni di dollari che l'attrice dona alla
scuola di recitazione di Lee Strasberg, alla sua psicoanalista e alle cure per
la madre malata.
È sepolta
al Westwood Memorial Park di Los Angeles.]
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